12/09/17

ROMA ottobre 2017

Convegno internazionale

Libertà delle donne nel XXI secolo. 

Pensieri e pratiche oltre i fondamentalismi



Roma, 20-21- 22 ottobre 2017

Casa internazionale delle donne, via della Lungara 19



Promuove la Casa Internazionale delle Donne in collaborazione con Awmr Italia - donne della regione mediterraneaCultura è Libertà una campagna per la PalestinaIl Giardino dei ciliegi; Iniziativa Femminista Europea (IFE Italia); Wilpf Italia; con il contributo di Transform!Europe
Obiettivo del convegno internazionale è  mettere al centro di tutte le sessioni il confronto tra analisi, esperienze resistenze e alternative anche differenti fra loro: una prima tappa a cui sarà importante dare seguito, proseguendo e allargando il confronto.

Comitato organizzatore: Imma Barbarossa (Bari), Clotilde Barbarulli (Firenze), 
Giuliana Beltrame (Padova), Ada Donno (Lecce), Chiara Giunti (Firenze), 
Francesca Koch (Roma), Alessandra Mecozzi (Roma), Anna Picciolini (Firenze);
Nicoletta Pirotta (Como), Antonia Sani (Roma).

Tutte le informazioni per partecipare sul BLOG: www.libertadonne21sec.altervista.org 
info e comunicazioni: donne21@gmail.com


29/08/17

EL SALVADOR

DEPENALIZZARE L'ABORTO PER DIFENDERE LA VITA

E LA LIBERTÀ DELLE DONNE


Lorena Peña​, vicepresidente dell'Assemblea Legislativa di El Salvador e presidente della FDIM/ WIDF (Federación Democrática Internacional de Mujeres) ha rivolto un appello a deputate e deputati salvadoregni perché si pronuncino a favore della depenalizzazione dell'aborto. 
Dopo che, il 21 agosto scorso, la Corte costituzionale del Cile ha ratificato la legge che depenalizza l'aborto nei casi di pericolo per la vita della madre o del feto e di stupro, sono rimasti solo cinque i paesi nel mondo nei quali l'aborto è considerato in assoluto un reato.
Attualmente nel Salvador, una donna che abortisce può essere condannata per omicidio fino a 30 anni di carcere. Depenalizzare l'aborto fa parte delle storica lotta PER LA VITA E LA SALUTE DELLE DONNE.

#FDIM
#YoDecido
Awmr Italia - donne della regione mediterrane


LIBANO


Donne contro il patriarcato: no al "matrimonio riparatore"!


Nelle foto: Beirut, sit-in dell'Associazione di donne  Wardah Boutross Awb e della Lega libanese per i diritti delle donne



Caduto anche in Libano uno dei pilastri legali del patriarcato. Il parlamento ha infine abrogato l'articolo 522 del codice penale libanese che di fatto rendeva legale la violenza sessuale sulle donne, bloccando il perseguimento penale dello stupratore se questi contrae matrimonio con la vittima. Le donne libanesi salutano come una vittoria questa abrogazione, che esigevano da anni, ma non sono ancora soddisfatte: chiedono infatti ora l'abrogazione di altri due articoli, il 505 e il 518, che ancora consentono allo stupratore di una minore di sfuggire alla giustizia attraverso il cosiddetto "matrimonio riparatore".

24/08/17

INDIA / TRIPLO TALAQ


"La sentenza sul triplo talaq è un passo avanti verso

 l’uguaglianza delle donne indiane”




La Corte Suprema (CS) dell'India ieri ha dichiarato incostituzionale il “triplo talaq”, pratica islamica che consente agli uomini di ripudiare istantaneamente la moglie pronunciando tre volte la parola talaq , cioè "divorzio". Da almeno un decennio erano in corso campagne di protesta e battaglie legali da parte di associazioni laiche e femminili, nonché singole donne vittime di tale usanza che, tra l’altro, sottrae gli uomini all’obbligo del sostentamento della moglie ripudiata e dei figli, previsto invece dalla legge civile nazionale.
La CS di Delhi, composta da giudici appartenenti a ciascuna delle principali confessioni dell'India (induismo, cristianesimo, islam, sikhismo e zoroastrianismo) ha finalmente sentenziato a maggioranza ieri che il triplo talaq è inammissibile in quanto “non è parte integrante della pratica religiosa e viola la morale costituzionale" ed è "manifestamente arbitrario consentire a un marito di rompere un matrimonio per capriccio".
La pratica del triplo talaq (già bandita in Pakistan, Bangladesh e in gran parte del mondo islamico) ha potuto persistere in India perché protetta dal comune timore delle comunità musulmana, indù e cristiana di indebolire i privilegi legati alla “religious personal law”, cioè la legislazione basata sulla tradizione religiosa in materia di matrimonio, divorzio, eredità e adozione.
La sentenza è stata salutata come una vittoria del movimento laico e delle donne e come una giornata storica per i 90 milioni di donne indiane musulmane, delle quali almeno una su dieci è stata vittima di questa pratica.
Ma anche come un compromesso: i giudici infatti si sono limitati a condannare la pratica del triplo talaq senza interferire con il resto della “personal law” che, in nome della preservazione delle usanze religiose, impedisce in India una codificazione civile uniforme.
Già le organizzazioni laiche hanno preparato un disegno di legge in materia di divorzio per garantire la parità di diritti ai 90 milioni di donne musulmane, delle quali almeno una su dieci è stata vittima sia del “triplo talaq” che degli abusi connessi col “nikah halala”, cioè il matrimonio obbligato per la donna ripudiata che volesse ricongiungere col primo marito. (A.D.)
“Innanzitutto la Federazione Nazionale delle Donne Indiane (NFIW) si congratula con tutte le donne e gli uomini che si sono opposti alla pratica barbara del “talaq” istantaneo e del "halala" ad esso connesso (per il ricongiungimento dopo il “triplo talaq”). L’odierna sentenza della Corte Suprema è un passo avanti cruciale verso l'uguaglianza delle donne e la giustizia, sancite dalla Costituzione.
In quanto organizzazione che esige una legge o delle modifiche per tutte le “leggi personali religiose”, la NFIW accoglie favorevolmente la sentenza della Corte Suprema secondo cui il triplo talaq è incostituzionale, come primo passo verso il riconoscimento che tutte le “leggi personali religiose” negano la giustizia e sono discriminatorie verso le donne. La NFIW saluta anche il fatto che si sia chiesto al Governo Centrale di promulgare una legge contro il triplo talaq entro sei mesi.
La NFIW è invece delusa dal fatto che la Corte Suprema non abbia menzionato il diritto al divorzio delle donne musulmane, che ha una procedura difficile e molto lunga. La procedura dovrebbe essere uguale a quella degli uomini
Chiediamo che il governo centrale, invece di limitarsi a considerare una sola comunità, utilizzi questa opportunità per porre fine all'ingiustizia e alla discriminazione insite in tutte le “leggi personali religiose” nei confronti delle donne.
Il governo indiano deve garantire tutti i diritti, compreso quello al sostentamento, ad ogni donna divorziata di qualsiasi religione. Noi chiediamo che sia garantita alle donne che sono state vittime di triplo talaq negli anni recenti e che devono affrontare ogni sorta di difficoltà, la possibilità di accedere alla corte per avere giustizia
La NFIW chiede che il governo centrale avvii consultazioni ad ampio spettro con tutti i soggetti interessati, incluse le organizzazioni delle donne.

17/08/17

MDM/Corea del Nord

Lettera alle amiche dell'Unione delle Donne Socialiste di Corea

La pace è la nostra arma



Care amiche 
a nome della direzione del Movimento Democratico di Donne del Portogallo (MDM), ringraziamo per le informazioni forniteci riguardo alla tensione che la Repubblica democratica popolare di Corea sta vivendo a seguito della risoluzione 2371 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha decretato sanzioni economiche molto onerose per l'economia della Corea del Nord con conseguenze sul benessere della popolazione e naturalmente ancora di più su donne e bambini.
Seguiamo le informazioni che ci arrivano attraverso i media occidentali e siamo molto preoccupate anche in Portogallo per la crescente arroganza degli Stati Uniti, del suo Presidente e dei settori militari più aggressive negli Stati Uniti, i quali di fatto, come voi dite, vogliono mantenere l'egemonia nucleare come padroni del mondo. Gli Stati Uniti hanno basi nucleari nella penisola coreana e le loro potenti imbarcazioni circolano nel Pacifico costituendo una minaccia permanente e latente nella regione. Minaccia che vi preoccupa, naturalmente, perché non sarebbe la prima volta che gli Stati Uniti lanciano bombe atomiche e sostanze chimiche sulla regione (lo abbiamo visto a Hiroshima, Nagasaki, in Vietnam) e la vostra stessa storia è costellata di esempi di aggressione.
Tuttavia, dobbiamo fare tutto il possibile, noi donne democratiche, antifasciste e solidali, al fine di evitare una guerra nucleare, che sarebbe la distruzione della nostra vita e dell'umanità. Bisogna dissuadere con la parola i governanti, i militari di tutti i settori. Bisogna intervenire in tutte le istanze nazionali ed internazionali, fare appello alle donne perché agiscano in favore della pace e contro le armi nucleari, per il rispetto tra i popoli, chiedendo la garanzia del rispetto della sovranità della Corea del Nord, la difesa della libera scelta di regime politico ed economico, il diritto all'autodeterminazione e il diritto alla auto-difesa. Abbiamo respinto la paternalismo europeo e occidentale, respingiamo le verità unilaterali degli Stati Uniti. Abbiamo respinto le sanzioni economiche contenute nella risoluzione 2371 che vietano gli scambi fra la Repubblica Democratica Popolare di Corea con altri paesi, acutizzando i problemi di approvvigionamento e approfondendo quell'isolamento a cui imperialismo e media occidentali accusano la Corea del Nord di votare il suo popolo e il suo paese.
Per il bene dell'umanità e le donne del mondo, la pace è la nostra arma.


16/08/17

Giù la mani dal Venezuela


DESIDERIO DI PACE E RISPETTO DELLA SOVRANITA'



Il MOVIMENTO DEMOCRATICO DELLE DONNE PORTOGHESI (MDM) solidarizza con la Repubblica Bolivariana del Venezuela nel suo desiderio di mantenere la pace e la sovranità, lottando contro la violenza interna di un'opposizione che non rispetta i principi di espressione democratica e contro la violenza esterna che gli Stati Uniti hanno incitato e ora chiaramente dimostrano con il loro piano annunciato di interferenza militare. La risposta popolare di oltre 8 milioni di persone all'appello di Nicolás Maduro con un voto inequivocabile e documentato, anche in presenza di tentativi di violenza, significa l'adesione di una grande parte della popolazione al desiderio di pace, e una manifestazione di quelli e quelle che non si riconoscono nei metodi violenti delle "guarimbas", dei petardi e delle molotov lanciati sugli organismi ufficiali mirando alla distruzione di persone, merci e servizi, o delle forze di sicurezza.
L'MDM ha relazioni di amicizia con varie organizzazioni sociali e di donne venezuelane e segue con entusiasmo i successi sociali, nei settori dell'istruzione, sanità, alloggi, occupazione, ottenuti dalla rivoluzione in un paese dove la disuguaglianza, la fame e la miseria, erano evidenti e lampanti.
Ci rendiamo conto che sta ai venezuelani superare le loro difficoltà senza interferenze, minacce o eventuali limitazioni. Le sanzioni economiche unilaterali, imposte dagli Stati Uniti contro il popolo venezuelano, oltre ad essere una violazione del diritto internazionale sono un chiaro intervento per creare ostacoli allo sviluppo e alla economia e influiscono direttamente sulla qualità della vita delle persone. Ancora una volta sono le donne e i bambini a soffrire di più per la penuria di alimenti, medicine o altri beni dirottati e nascosti per creare confusione e discordia.
Respingiamo le dichiarazioni di TRUMP, Presidente degli Stati Uniti, che minaccia una possibile invasione militare del Venezuela e condanniamo il silenzio dei governi dell'America Latina ed europei di fronte a questa ingerenza pericolosa e illegale.
Il governo portoghese, con i molti interessi in Venezuela e cittadini portoghesi che lì si sono stabiliti da decenni, non può seguire le parole e le azioni di una parte della borghesia locale che ha perso i privilegi e attivato diversi colpi di stato, tutti fino a questo momento sconfitti. Il governo del Portogallo, non può trascurare le relazioni istituzionali né la Costituzione della Repubblica portoghese e deve ascoltare i molti, molti portoghesi che riconoscono i progressi di quel paese per migliaia di poveri, con cui vogliono vivere e lavorare in pace.
Le esperienze di Libia, Siria, Iraq e altri paesi della regione dei Grandi Laghi in Africa, come Yemen e Mali, non possono lasciarci tranquille.Si è trattato di invasioni per scopi puramente politici, in nome della "democrazia" americana e occidentale, che hanno portato alla caduta dei regimi con la forza, a migliaia di morti, migliaia di profughi, distruzioni di case e patrimoni dell'umanità. Nulla è stato risolto negli ultimi dieci anni, con l'abbattimento di quei governi. Al contrario, si assiste a nuove e durature instabilità di governo, incremento delle idee fasciste, naziste, fondamentaliste. Si è alimentato e diffuso il terrore della guerra. E ovviamente, si perpetuano la povertà e le condizioni di vita precarie di quelle persone, vittime indifese.
Chiediamo che questa ingiustizia non si ripeta in Venezuela ... è nel rispetto delle varie posizioni e attraverso il dialogo e la negoziazione, nel rispetto della dignità e autodeterminazione del popolo e non con la violenza che si possono ottenere pace e condizioni per migliorare la qualità della vita persone.
Qualsiasi piano d'ingerenza guidato da Trump e gli Stati Uniti in Venezuela, sia attraverso la guerra economica, che l'invasione militare, solleverà l'indignazione del popolo e delle donne progressiste che lottano per la pace in Portogallo e in tutto il mondo, perché ci rendiamo conto che la nostra libertà , l'uguaglianza e l'emancipazione è legata indissolubilmente al benessere economico, sociale e politico nei loro paesi. Non ci sono politiche di parità che sopravvivano alle politiche militariste di interferenza.

14/08/17

Fatima Ahmed Ibrahim

Dolore e riconoscenza


La AWMR Italia  esprime la sua grande tristezza per la scomparsa di Fatima Ahmed Ibrahim, donna sudanese coraggiosa e gentile, amica e compagna intelligente e forte, dirigente della Federazione delle Donne Sudanesi ed ex presidente della FDIM / WIDF - Federazione Democratica Internazionale delle Donne 
Nata nel 1934, Fatima ha dedicato l'intera sua vita all'impegno per i diritti delle donne e del popolo del Sudan. Nel 1965 fu eletta nel parlamento del Sudan e fino all'ultimo giorno è stata dirigente politica di livello nazionale ed internazionale attiva e stimata. 

Nella foto: Fatima Ahmed Ibrahim durante il suo intervanto alla Conferenza internazionale della AWMR Italia su "Donne e lavoro nel Mediterraneo" (Gallipoli, luglio 1998)

Noi conserviamo un vivo ricordo della sua partecipazione  alla conferenza internazionale della Awmr Italia - donne della regione mediterranea su "Donne e lavoro nel mediterraneo" nel luglio 1998. 
In quella occasione ci parlò con molta sapienza e fermezza della condizione delle donne nelle società islamiche, sostenendo che l'ineguaglianza delle donne, strutturalmente legata alle ineguaglianze sociali, affonda le radici nel sistema schiavile, che le cause della misoginia e della discriminazione delle donne non sono nell'Islam in sé, ma nella concentrazione del potere nelle mani degli uomini che opprimono. Ci raccontò delle drammatiche condizioni delle donne che nel suo paese si battevano per l'emancipazione, delle lunghe lotte dopo il colpo di stato militare del 1958 che aveva azzerato ogni diritto, della difficile ripresa e della sua elezione al parlamento sudanese, dei passi avanti compiuti faticosamente in anni di duro lavoro, per vedere poi l'orologio della storia tornare ancora una volta indietro, col diffondersi del fondamentalismo.

Nella foto: Fatima Ahmed Ibrahim  festeggiata durante il X congresso della WIDF/FDIM  a Sheffield (UK) nel 1991 dopo la sua elezione a presidente

Siamo sicure che il suo ricordo rimarrà vivo e la sua figura continuerà ad ispirare le donne del Sudan e del mondo che si battono contro l'oppressione e lo sfruttamento,  per la libertà e la giustizia sociale. 

Condividiamo  sentimenti profondi di dolore e di riconoscenza.con i familiari di Fatima e con le donne della FDIM/ WIDF.


N.B. Per altre informazioni sulla partecipazione di Fatima Ahmed Ibrahim alla conferenza dell'AWMR Italia  vedi alla pagina: http://digilander.libero.it/awmr/conf_7.htm 

11/08/17

Noi e il nostro corpo

A Lecce il 20 agosto 2017

INCONTRO CON NORMA SWENSON


Il 20 agosto sarà a Lecce Norma Swenson, sociologa femminista americana, esperta di salute delle donne e di medicina di genere. Il suo nome dice forse poco alle donne più giovani, ma le femministe della prima ora ricorderanno che Norma Swenson fu una delle fondatrici del Boston Women’s Health Book Collective, il gruppo di lavoro sul corpo (OBOS), che nel 1969 pubblicò la prima edizione del libro Our Bodies, Ourselves, testo che diventò ben presto un manuale di riferimento per il movimento femminista internazionale. Fu tradotto in 10 lingue ed ebbe vasta eco e diffusione in Europa e nel mondo. In Italia fu pubblicato da Feltrinelli nel 1974 col titolo Noi e il nostro corpo.
Il libro affrontava tutti gli aspetti legati al benessere e al disagio del corpo (contraccezione, aborto, menopausa, malattie veneree, uso dei farmaci, trattamento di medicina alternativa, indirizzi dei centri autogestiti, ecc.), seguendo un approccio completamente diverso da quello della medicina ufficiale. 


Il libro e l’esperienza del gruppo di Boston ispirò in larga misura il movimento che portò, nei primi anni ’70, prima negli Stati Uniti e qualche anno più tardi in Europa, a fondare i primi Feminist Women’s Health Centers, dove le donne potessero riappropriarsi della conoscenza dei loro corpi, per sottrarli – come si diceva - al controllo della casta medica maschile e per liberare la sessualità femminile imbrigliata dalle leggi del patriarcato e dallo sfruttamento del capitale. 
 La pubblicazione del libro in Italia precedeva di poco quello che risultò essere un anno cruciale, il 1975, in cui fu presentata in parlamento la prima proposta di legge sulla liberalizzazione dell’aborto. Con tutto quello che seguì.
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